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lunedì 5 luglio 2010

I principi della notizia online...


La NOTIZIA ONLINE è costruita intorno a quattro concetti principali:

1) la capacità di sintesi;
2) la precisione del fatto;
3) la chiarezza espositiva;
4) la suggestione dell'approfondimento.

giovedì 3 giugno 2010

Lezione n.7 del 28/5/2010

La comunicazione politica fa da spartiacque tra comunicazione di prodotto e comunicazione istituzionale. E' un modello di comunicazione che interagisce col giornalismo tradizionale, prefiggendosi come obiettivo principale la ricerca del consenso. Chi svolge comunicazione politica ha bisogno di una serie di intermediari che creino un coinvolgimento, un ragionamento di un percorso intellettuale, a differenza di quanto avviene nell'attività di marketing che, invece, segue una linea più emozionale. Inoltre rifugge alle logiche dello slogan di effetto: bisogna saper parlare, convincere ed essere informato, avere competenza, persuasione. La politica è tutta uguale e così i suoi canoni di comunicazione, per cui si interseca con il mondo del giornalismo col quale è direttamente proporzionale: il mondo politico pensa di gestire il giornalismo e viceversa. Quando si parla di comunicazione, vincere è fondamentale: Obama è un comunicatore discreto, anche se non parla benissimo e a volte è un po’ ripetitivo; ma a noi interessa il sistema di comunicazione che sta intorno a lui. Per essere eletti bisogna essere leader, per essere leader si deve saper comunicare in modo innovativo e soprattutto bisogna avere un’ ottima organizzazione: in America sono previste più opportunità di lavoro e quindi il modello di comunicazione è più vasto. Grazie alla parola queste attività assumono un’ importanza fondamentale e grazie ad internet e alle nuove tecnologie si ha la circolazione della parola e la "globalizzazione" del messaggio, di conseguenza non conta tanto l’ icona del leader ma la struttura organizzativa che vi è intorno. Obama come i suoi predecessori è entrato nella politica dell’ avversario e lo ha preceduto nelle mosse : ha studiato e ha esplorato i suoi documenti e, per compiere questa operazione, internet svolge un ruolo di grande rilevanza.
Circa il confine tra lecito e illecito si è constatato che negli Stati Uniti si può essere scorretti, spietati, ma mai al di là della legge. Non si amano le bugie in quanto si tratta di un paese protestante (Clinton ha pagato non per aver compiuto ciò che tutti conosciamo, ma per aver negato l'accaduto e quindi aver mentito).
Non si indebolirebbe mai un proprio avversario tramite l' intercettazione, come avviene ad esempio in Italia: lo si fa in base alle prove e non a quanto si è sentito dire.
In Italia questo discorso non regge a causa della mancanza di figure professionali in grado di esercitare la professione di comunicatore. Gli informatici, infatti, ragionano con la logica e questo non consente di adottare una linea strategica ed empatica.
Un altro problema che affligge l' Italia è che non esistono editori puri, ma figure professionali che in qualche modo svolgono anche un'attività imprenditoriale molto intensa. E poi la dipendenza storica della comunicazione nei confronti della politica è forse ancora troppo consolidata.
Riguardo le strategie di comunicazione adottate, in Italia la comunicazione politica del centro-destra è stata migliore di quella del centro-sinistra in quanto è più stratificata e tecnicamente codificabile (parole chiave che sono da sempre le stesse e di conseguenza convincono il pubblico che la realtà appartenga a quegli stereotipi che denotano il messaggio di cui si è portatori). Per il centro-sinistra il messaggio deve essere posizionato all’interno di tutto il corso della giornata e questo confonde le idee creando un sovraccarico di informazione. Il centro-destra, invece utilizza dei messaggi penetranti, chiari e positivi, effettuando la loro ripetizione in forma crescente e non ridondante.
In Italia vi è la mancanza di figure professionali, dovuta ai costi della loro formazione, tra i quali vi sono:
Portavoce: colui il quale svolge la funzione di filtro, egli porta in maniera referenziale il messaggio del leader, dell’ente, dell’azienda. Ha bisogno di un' estrema preparazione e, inoltre, è tutelato dal leader in quanto è il portavoce che sa come interpretare il messaggio, rappresenta il mezzo col quale la sua parola viene diffusa tra la popolazione.
Spin doctor: consiglieri strategici, manipolatori di notizie e parole che fanno l'immagine della comunicazione rendendola attraente agli occhi del pubblico. Egli ha il duplice ruolo di professionista mediatore della comunicazione, e "genio del male", un regista degli effetti speciali creativo e bugiardo, sempre coerente col proprio impegno lavorativo. Ad esempio, lo spin doctor è colui che analizza i contenuti editoriali e che suggerisce alla stampa di non titolare in prima pagina "Aumento delle tasse" ma "Riassetto fiscale" (...suona meglio no???...voi che ne dite?)
Staff: può essere composto da ex-giornalisti che continuano a mantenere rapporti con i mezzi di comunicazione, avendo con essi un certo tipo di confidenzialità.
Tutto ciò ha logica se non c'è rete, se queste mediazioni vengono saltate si passa direttamente al rapporto col cittadino. Come sappiamo, tale comunicazione per quanto aperta, interattiva e bisognosa di risposte, è esposta a rischi.

giovedì 20 maggio 2010

Lezione n.5 del 14/5/2010

Centrale nella lezione è stata la questione inerente l'EDITORIA LIBRARIA e di quanto la tecnologia sia riuscita a contagiarla. Uno degli esempi più evidenti di come siano cambiati gli assetti dell'editoria classica è senza dubbio l'e-book(contrazione dell'espressione inglese 'electronic book'), versione digitale di una qualsiasi pubblicazione, che cerca nel contempo di abbinare le caratteristiche migliori del classico libro cartaceo,in modo da rendere la lettura il più possibile simile a quella tradizionale, permettendo di effettuare tutte le normali azioni come lo scorrere delle pagine o l'inserimento di un segnalibro, ai vantaggi offerti dalla sua natura digitale, principalmente nelle possibilità di essere un ipertesto e quindi di inglobare elementi multimediali, e nella possibilità di utilizzare dizionari o vocabolari contestuali.
Circa l'editoria libraria, e in generale tutto ciò che sia informazione sulla Rete, si è dibattuto non solo sulla questione tecnologica, ma anche sulla problematica dei pagamenti. Ciò che oggi viene messo in discussione è la definizione di gratuità della rete, uno dei principi fondamentali su cui Internet si basa. Tale problema ha subito un'accelerazione decisiva in concomitanza con la crisi economica degli ultimi anni, che ha portato al vertiginoso aumento dei debiti e al crollo dei ricavi pubblicitari e diffusionali, pertanto gli editori hanno tentato di correre ai ripari aumentando i prezzi dei libri e dei giornali e gettandosi nel nuovo business dell'editoria online.
Nasce così l'idea del paywall e delle notizie a pagamento, ovviamente in contrasto con l'opinione pubblica che al momento è ancora orientata a favore della gratuità delle news. A tal proposito sorgono spontanee domande tipo: "Perché se in rete tutto è gratuito, l'informazione non dovrebbe esserlo?" sostenendo che sia necessario, utile e giusto non far pagare i contenuti online. Al contempo è anche vero che, dal punto di vista economico, questa concezione è filosoficamente corretta ma sostanzialmente insostenibile, per la mancanza di profitto che ne deriva.
Se da un lato l'informazione vuole essere costosa, perché ha molto valore, dall'altro l'informazione vuole essere gratuita, perché produrla sta diventando sempre più economico, tali tendenze sono in contrapposizione. I primi a sbagliare sono stati gli editori stessi che, fin dall'inizio, hanno corso all'offerta di informazioni e alla velocità della loro pubblicazione, determinando, in virtù di tale generosità, il moltiplicarsi stratosferico di accessi.
I contenuti culturale non possono essere gratuiti, possono esserlo i titoli, i flash, le breaking news, ma non il commento dell'esperto, né l'intervista, l'inchiesta, o l'approfondimento. L'idea che sta alla base del paywall consiste nel favorire il riconoscimento del mestiere dei giornalisti, delle loro capacità professionali e dei costi che ci sono dietro la produzione dei contenuti.
Strettamente legato al tema della gratuità è il problema del diritto d'autore. Copiare una notizia e pubblicarla senza darne riconoscimento all'autore significa commettere una violazione del copyright, quest'ultima è sempre stata sanzionata duramente.
"Se in tutti i mezzi di comunicazione è presente tale diritto, perché non dovrebbe essere così anche per il web?"
Poiché la rete non ha confini, a livello giuridico è molto difficile individuare e accusare qualcuno per questo tipo di violazione, a ciò va aggiunto il fatto che non esiste una legge completa, attuale e affidabile in questo ambito. In Italia, ad esempio, il sito della Camera dei deputati mette a disposizione, nella sezione della rassegna stampa, tutte le prime pagine dei principali quotidiani, non pagando alcun diritto. Ciò dimostra che la violazione dei diritti non è assolutamente controllata e in Italia è il Parlamento stesso, colui che le leggi le fa, a non rispettarle.
La mancanza di leggi e controlli è legata ad una difficoltà di definizione del 'bene di consumo online': cosa si può mettere in rete? cosa no? è giusta la filosofia del copyleft, basata sulla gratuità di tutti i documenti e dunque opposta al copyright? Una legislazione più precisa consentirebbe una maggiore qualità di ciò che viene offerto sul web, una migliore diffusione dei suoi contenuti e meno violazioni della privacy.

giovedì 13 maggio 2010

Lezione n.4 del 7/5/2010

Nell'ultima lezione il professor Paolo Ferrandi ci ha mostrato una carrellata di siti web esteri partendo dal corrispettivo della BBC fino ad arrivare ad un sito di informazione belga: lesoir.be. E' proprio dalla homepage della BBC che il prof. ha iniziato ad introdurre il primo dei diversi argomenti trattati: quello della differenza tra il web ed il giornale cartaceo. L'esempio preso in considerazione è stato quello delle elezioni politiche svoltesi in Gran Bretagna che vedevano in lista come candidati Premier: Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg; questo è l'esempio più chiaro e lampante che evidenzia in maniera esagerata il netto distacco che caratterizza questi due mondi troppo differenti tra loro.Il problema dei giornali cartacei è che non riescono a stare al passo coi tempi rispetto a quelli online, e l'esempio delle elezioni lo dimostra! Online troviamo l' ELECTION LIVE che aggiorna minuto per minuto le percentuali di voto dei candidati, cosa impossibile per il vecchio giornale. Si riescono a seguire tutte le notizie man mano che accadono perchè il sito viene aggiornato continuamente; si noti il cambiamento di homepage col trasformasi dell'evento preso in questione.

Per quanto riguarda il sito stesso della BBC c'è da aggiungere che risulta ben fatto e che in campo politico la sua posizione è abbastanza neutrale; The Guardian invece, dà qualche news in più e rispetto al sito precedente è politicamente più schierato come anche: Times online, The Indipendent, The Daily Telegraph.

Il più importante problema dei quotidiani cartacei è che questi non riescono a stare al passo coi tempi, o meglio, con i siti web. Questi ultimi, infatti, lavorano 24 ore su 24, a tal punto il giornale cartaceo ha puntato all'approfondimento. Tuttavia anche i siti web, se fatti bene, non nascondono ottimi approfondimenti. Il loro punto debole è che spesso danno una notizia senza verificarla e che spesso si rivela infondata, ma un punto a loro favore non può non essere l’aggiornamento in tempo reale attraverso grafici, cartine, video e fotografie.

Quali sono le differenze tra i giornali nazionali e quelli esteri?Lo sviluppo tecnologico è stato impetuoso e tendenzialmente le innovazioni da esso apportate partono da posizioni marginali fino ad arrivare ad una posizione centrale nell'utilizzo della rete. Tra gli USA e l'Italia la difformità si presenta nelle redazioni, negli Stati Uniti non c'è divisione tra la redazione online e quella che organizza il cartaceo.

Le testate giornalistiche più blasonate in Italia arrivano su internet abbastanza tardi e all’inizio la loro strategia è stata quella di tentare di riproporre il giornale cartaceo. Successivamente i giornali hanno iniziato ad investire, ma tardi e sempre con poche risorse, insomma i loro editori sono sempre andati al risparmio. Per le redazioni online i lavoratori erano meno rispetto a quelle dei giornali cartacei ma con un lavoro maggiore, e se il giornale cartaceo ha dei ritmi che consentono un po’ di riposo, considerando che la notte non c’è aggiornamento, per quello online si lavora sempre poiché necessita di un costante aggiornamento. Il risultato di questa sproporzione, poche persone-tanto e continuo lavoro, molto spesso si risolve con un asettico copia-incolla. Per questa operazione si utilizzano molto le notizie provenienti dalle agenzie di stampa, generando in tal modo un'informazione omologata, la qualità rispetto all'informazione web estera è poca. Inoltre il modello di business scelto dai nostri Quotidiani è quello dell' ADVERTISING, per questo il numero delle visite è fondamentale, si parla di BOXINO MORBOSO, ovvero il contenitore delle notizie più cliccate.

Un'ipotetica soluzione sarebbe quella di ingrandire le redazioni, ma perché questo non accade? Perché non si sono trovate fonti di investimento adeguate. A tal proposito qualche quotidiano ha provato a rendere la consultazione dei giornali on-line a pagamento, in questo caso, però, sono crollate le visite ai siti e, di conseguenza, anche gli introiti derivanti dalla vendita degli spazi pubblicitari.

giovedì 6 maggio 2010

Lezione n.3 del 30/4/2010

Nell'ultima lezione abbiamo parlato di giornali e giornalismo online, specificamente del confronto fra Repubblica.it e Corriere.it.
La versione on-line di un quotidiano o periodico, pur cercando di aumentare il numero dei propri lettori/utenti, deve fare in modo di non penalizzare la propria versione cartacea (già vittima negli ultimi anni di considerevoli perdite, dovute alla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione e alla recente crisi economica). Significativo è il fatto che siano state soprattutto le testate nazionali (che forniscono il servizio online migliore) ad aver perso di più. I quotidiani locali, infatti, offrendo un'alternativa digitale piuttosto misera di contenuti, hanno risentito in misura molto minore di questa flessione.
Con l’avvento del web è enormemente aumentata la possibilità di interattività e feedback da parte degli utenti. Questo ha permesso un'evoluzione significativa degli studi relativi alla “profilatura dell’utente”, in quanto raccogliere i dati dell'audience on-line (siti visitati, link cliccati, pagine su cui ci si sofferma più tempo, immagini che piacciono o meno, ecc.) è diventato sempre più facile, grazie a sistemi per la rilevazione e diffusione dei dati relativi alla fruizione dei media on-line. Queste informazioni vengono poi abilmente sfruttate da associazioni di editori/agenzie di comunicazione/aziende pubblicitarie per la realizzazione di statistiche e analisi di mercato sempre più efficaci. Certo la privacy si è ridotta al minimo, ma questo sembra ormai passato in secondo piano: l'utente medio vi rinuncia volentieri in cambio di un buon servizio.
Nonostante questo sensibile miglioramento nella profilatura dei propri 'targets', i quotidiani online risentono ancora della carenza di mentalità e investimenti all'interno delle proprie redazioni. I giornalisti dediti alla versione web sono pochi e per lo più formati alle regole del cartaceo, e questo porta al giornalismo copia-incolla che abbiamo già descritto nella scorsa lezione. Si aggiunge inoltre il proliferare di banner pubblicitari (i cosiddetti advertising), sempre più invadenti o subdolamente inseriti negli spazi dedicati alle notizie.
Per rispondere alle nuove esigenze del popolo degli utenti, Repubblica.it ha attuato un restyling mirato al potenziamento dell'apparato multimediale correlato alle notizie, puntando sulla capacità ormai acquisita dagli utenti di auto-costruirsi la propria informazione su misura, anche attraverso i nuovi strumenti di comunicazione (come l'iPhone, per il quale è stato pensato uno sviluppo della pagina più orizzontale).
Corriere.it è invece rimasto ancorato a una impostazione più tradizionale, strutturata verticalmente (anche se con uno scrolling più breve) e a un approccio più 'didattico', meno diretto e più banale, sviluppato attraverso 'percorsi' più lunghi. Le cose sono tuttavia destinate presto a cambiare (potere della concorrenza!), poiché è previsto un cambio della guardia alla direzione, attraverso il quale il Corriere proverà a rispondere all'innovazione proposta da Repubblica.
A proposito di innovazione: il servizio attualmente più innovativo proposto dal panorama italiano dei giornali online è il 'giornale digitale' offerto a pagamento da Repubblica. Peccato che questa tipologia di interazione sia ormai già superata da altre molto più efficaci, segno di come l'Italia rimanga costantemente indietro rispetto agli standard europei/americani. Per vedere di cosa stiamo parlando (e come si evolverà il giornalismo online nei prossimi anni) basta dare un'occhiata a TED (http://www.ted.com/)

giovedì 29 aprile 2010

Lezione n.2 del 23/04/2010

Nell’analisi effettuata circa le differenze tra GIORNALISMO TRADIZIONALE e GIORNALISMO DIGITALE, emerge che il primo è condizionato positivamente dalla tecnologia, così come lo è, ad oggi, tutto il resto. Non esiste più impaginazione, invio di dati, distribuzione di un giornale senza l’ausilio della tecnologia digitale. Quest’ultima legata al mondo dell’editoria ha fatto passi da gigante, grazie alla digitalizzazione dell’informazione essa è presente dappertutto, abbreviando i tempi di fruizione.
Da tale evoluzione derivano molti vantaggi ma è bene considerare anche qualche RISCHIO. In rete ci si può imbattere nell’affollamento di notizie, TROPPE NOTIZIE REPLICATE, tra le quali è difficile trovare quelle più utili o autentiche. Altro probabile rischio è quello di ritrovarsi a leggere le cosiddette “BUFALE”, in tal caso diventa il lettore colui il quale deve svolgere un’abile e accurata selezione di notizie, deve affinare le proprie ricerche ed essere il vero controllore del web. L’utente attraverso la rete diviene il produttore di notizie, essendo lui colui che seleziona una frase, un discorso, un’immagine, un gesto, creando un percorso personalizzato e coerente. In teoria la rete non ammette bufale, ma essa ha portato una così veloce trasmissione di notizie, senza che vi sia la mediazione alcuna di chi deve verificarle.
Il tema della QUALITA’ nella ricerca delle informazioni, si intreccia al tema della VELOCITA’ della fruizione. L’odore dell’inchiostro di un giornale, il piacere di possederlo e di sfogliarlo, la possibilità di fotocopiarlo, costituiscono valore aggiunto non qualificabile ed emozionale che va considerato se si parla di carta stampata.
Chi si occupa di giornalismo online arriva direttamente all’utente senza alcuna mediazione, tutti attraverso l’utilizzo di forum e blog possono immediatamente pubblicare commenti dopo aver letto la notizia, contrariamente a quanto accade per il giornale cartaceo.
Grazie alla rete ognuno può allo stesso tempo pubblicare notizie relative ad una questione, noi possiamo farlo sul nostro blog, un giornalista su una testata.
Se risulta difficile utilizzare la rete come utente, lo è ancor più nel momento in cui su di essa si scrive. Per far ciò è necessario dotarsi di capacità di SINTESI, possibile solo avendo grande conoscenza circa il tema da trattare.
Scrivere in rete diventa un gioco di velocità, la tempestività prende il sopravvento perdendo di vista la qualità di ciò che si sta scrivendo, per logica di mercato e di concorrenza l’unica priorità è la velocità di pubblicazione. Il fattore TEMPO obbliga gli utenti in rete a non essere creativi, da ciò non può che derivarne l’appiattimento. Più serio di tale fattore è da ritenersi l’ASETTICITA’, ovvero un semplice copia-incolla privo di commenti purché pubblicato prima delle altre agenzie di stampa; di sintetico in tale giornalismo vi è solo l’eccesso.


la Repubblica...schedata!

Logo di la Repubblica

Prezzo: 1,00 euro (venerdì e sabato 1,50 euro)
Periodicità: quotidiano
Genere: stampa nazionale
Formato: tabloid
Tiratura: 620.810 (dicembre 2009)
Diffusione: 485.286 (dicembre 2009)
Fondazione: 14 gennaio 1976
Inserti e allegati: Il Venerdì, Affari&Finanza, Metropoli, D-La repubblica delle Donne, Velvet, XL, Viaggi, Salute
Sede: Via Cristoforo Caolombo n.90, Roma
Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso
Fondatore: Eugenio Scalfari
Direttore: Ezio Mauro
Vicedirettore: Mauro Bene, Gregorio Botta, Dario Cresto-Dina, Massimo Giannini, Angelo Rinaldi (art director)
Redattore capo: Angelo Aquaro





Repubblica.it cambia look!

Anche il nostro paese, seppure con un po’ di ritardo, ha scoperto le infinite potenzialità del web. Sono più di 11 milioni gli utenti che lo utilizzano quotidianamente con il rispettivo calo dei quotidiani ancora letti da 5 milioni di individui i quali costituiscono all’incirca 1/6 della popolazione.
Non è un caso che Repubblica.it abbia deciso di cambiare look, a
pri la pagina e non te l’aspetti: ehi! Che è successo a Repubblica.it? “Il sito cambia, ma non troppo”, scrivono dalla redazione ma le modifiche sono evidenti. Guardi la pagina e noti che è tagliata ai lati, come se volesse centrare l’attenzione sul contenuto: ma ben di più salta all’occhio il nuovo sistema di inserzioni, che monopolizza l’intera pagina una volta aperta.
Cambia il suo aspetto per ottimizzare i contenuti ormai rivolti al genere multimediale. Non si tratta di un mutamento radicale perché una formula che funziona non va ripensata da capo ma solo modificata perché sia migliore rispetto alla versione precedente.
In questo restyling presentato il 20 Aprile, la homepage mostra agli utenti una testata centrata rinnovata con un’apertura, costituita dal titolo principale, che permette di valorizzare le immagini e le foto di cronaca. Vi è inoltre una sezione dedicata alla community del sito e una doppia colonna laterale regno dello sport, dello spettacolo e dell’entertainment. Il formato è quello tipico dell’aggregatore di notizie più famoso al mondo, la scelta risulta perfettamente in linea con le homepage dei maggiori siti internazionali.
I titoli si presentano ingranditi, mentre la nuova
struttura consente una maggiore elasticità, permettendo un più efficace aggiornamento della pagina per aderire all'evolversi degli eventi di giornata.
Tra le proposte cresce l’offerta di video, l’area dedicata alle grandi firme del giornale, i blog e le rubriche che creano un connubio sempre più stretto tra Repubblica e Repubblica.it. Quest’ultimo offre ai lettori del web 25 sezioni tematiche, la maggior parte delle quali non sono automatiche ma vengono gestite dagli stessi giornalisti secondo scelte professionali. Il
giornale online si arricchisce dello spazio dedicato “all’Ultima ora” in cui vengono approfondite le notizie principali di ogni ora, le notizie salienti del giorno sia in Italia che all’Estero.
Non è difficile notare che si è compiuto un vero e proprio adeguamento ai tempi di fruizione. Per chi ha poco tempo per stare sul web basta un’occhiata superficiale e frettolosa per guardare la homepage e capire cosa accade in tempo reale, ma chi ha più tempo da dedicare alla propria informazione può andare in profondità e scoprire che intorno all'articolo vi è una monografia fatta di video, foto e rimandi d'archivio. Repubblica.it chiede ai lettori di non fermarsi al primo clic, perciò a loro offre più materiali per capire e approfondire, con una navigabilità maggiore.

L’utente potrà trovare tutte le informazioni necessarie, che sia un film, una recensione da recuperare, una mostra da vedere, o più semplicemente un'idea per la serata.